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Posto 75
Freccia Rossa
Il treno si mette in moto.
L'uomo è salito all'ultimo momento, ha in mano una borsa ventiquattr'ore e tira un trolley sulle rotelle. Passando nel corridoio centrale ha urtato due volte due signore differenti, sollevando un moto di sdegno da parte di entrambe.
Mentre cerca il suo posto, un foglio spiegazzato in mano, è il biglietto ticketless, come lo chiamano ora, si guarda intorno e pensa che il corridoio è troppo stretto, il treno è progettato male. Almeno i binari saranno sicuri? Con l'alta velocità, è la prima volta che la prende, c'è poco da star tranquilli. Trecentocinquanta chilometri all'ora son mica uno scherzo. Se i binari non tengono si deraglia e la tragedia è dietro l'angolo.
È autunno, non fa caldo, ma lui suda.
Forse per lo sforzo, o per l'agitazione.
È un impiegato di quarantacinque anni, spedito a Roma dal suo capo, un pubblicitario ruffiano che non aveva voglia di seguire la fiera e per questo lo ha inviato. Facendogli pure credere di essere un privilegiato.
«Brigazzi, è un onore rappresentare l'azienda alla fiera, non crede?»
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Ti ucciderò
Parcheggio selvaggio

Era abituato a vedere, la mattina, mentre s'incamminava verso il bar dov’era solito prendere il caffè, Suv parcheggiati in doppia fila, sul marciapiede e anche in mezzo alla carreggiata. Lo stridio dei clacson lo svegliava all'alba e lo inchiodava a un'emicrania ormai cronica. Una mattina, gli occhi gonfi, le palpebre cascanti, lesse sul quotidiano di una donna che alla guida di un Suv aveva ucciso un bimbo di quattro anni facendo manovra davanti a un asilo. Quando tornò a casa prese un romanzo dalla libreria, quindi in cartoleria si fece fare un centinaio di copie della copertina. Ogni volta che vedeva un Suv in doppia fila, sul marciapiede o parcheggiato in mezzo alla strada usciva dal bar e lasciava un foglio sotto il tergicristallo.
Passarono diverse settimane, finché si rese conto che non c'erano più Suv in tutta la via.
Se ora la notte riusciva a dormire bene, poteva ringraziare il primo romanzo di Spillane.
Presto sarebbe passato al lungo viale poco distante dall'ufficio.

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Noi, mele dello zoo di Pechino
Occupy Apple in Beijing

Cari amici cinesi, ho sempre avuto grande stima in voi. Eppure, a volte, sembro dovermi ricredere. Pochi giorni fa c'è voluta la polizia per evitare i disordini che una folla incontrollata di... manifestanti?... no, magari... una folla di potenziali acquirenti Apple, niente meno, stava per scatenare a Pechino e Shanghai. Il motivo? Il nuovo iPhone, l'agognato modello 4S, iper pubblicizzato in tutto il mondo, il desiderio (erotico) recondito e profondo di milioni di utenti, telefonici e tecnologici. In coda di notte, al freddo e al gelo, tra i cordoni e gli spintoni. Perché? Per una rivoluzione? No. Per un ideale? No. Solo e semplicemente per un brand. Una mela. La grande Mela. E se una mela al giorno toglie il dottore di torno, un iPhone all'anno ti toglie ogni malanno. Non fa ridere, lo so, né vorrebbe risultare un motto spiritoso.

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Una mappa è desiderio e nostalgia
Via Giambellino
Una mappa è desiderio e nostalgia. Lo è ancora di più la mappa di luoghi a noi meno conosciuti, come la mappa di un tesoro: rotte da esplorare. Cammino per la via, la testa china, le mani in tasca, cammino su quella mappa. Fa freddo, un freddo pungente in quest’inverno in cui non nevica ma baciato da un sole che non scalda. È un inverno che scontenta chi si aspettava temperature rigide, dopo un’estate lunga e torrida come raramente se ne sono viste; è pomeriggio e lo smog si respira, si sente sulla pelle, si vede all’orizzonte, una striscia tra il viola e il giallo stinto che separa l’azzurro dai tetti. L’umidità del cemento riverbera sotto le suole delle mie scarpe a ogni stagione, nessuna esclusa, ma in questa la sensazione di collosità ogni qualvolta alzo il piede è fastidiosa. La strada è lunga, un filo grigio che congiunge punti distinti di una città che megalopoli non è, ma neanche paesino. Dal centro a qui si sommano appena quattro chilometri, camminando di buona lena si accumulano cinquanta minuti, poco meno di un’ora. Cento ottantuno chilometri quadrati contro gli oltre milleduecento di New York, o i quasi novecento di Berlino.
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Oggetto smarrito
Leggere un libro in strada
«Oggi ho trovato questo» dice Luca mostrando una copertina sgualcita.
O forse è stato il libro a trovare lui, pensa.
«Dove?» chiede la cameriera al cliente abituale.
«Stavo salendo sul tram quando un signore, nella fretta di scendere, mi ha dato una spallata. Non mi ha chiesto scusa e non ho fatto in tempo a dirgli nulla.»
Né avrebbe Luca preteso, per quel ch’è il suo carattere, più d’uno sguardo costernato per archiviare l’episodio. Ma è stato il suo, di sguardo, a intercettare sul pavimento un residuo: il libro.
«Sono racconti.»
La cameriera annuisce e versa il thè.
Luca fa girare l’oggetto tra le mani, si poggia al bancone. Lei gli allunga la tazza, lui la ringrazia e mentre sorseggia si fa rapire dalla prosa di Elsa Morante. Tanto è preso dalla lettura che rischia di dimenticarsi di un appuntamento: rapido scatta quando si rende conto del ritardo e, spintonando un paio di clienti per guadagnare l’uscita, si ricorda di chi si era comportato allo stesso modo con lui poco prima; e sorride.
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Cimeli
Bancarelli di libri e vecchi giocattoli

Il libro usato forse non è uno stile di vita, ma di sicuro un'attitudine sentimentale. Per amare un libro usato, anche malconcio, occorre amare più concetti che insieme formano l'idea stessa della narrativa: la lettura; l'oggetto in quanto tale; la carta; il suo odore. A questi elementi concorre, spesso prevalente, lo spirito avventuroso con cui ci si pone alla ricerca di una scoperta. Una bancarella di libri, meglio se di quelli a pochi spiccioli – avrei detto a due lire fino al 2002: è un peccato come l'avvento della nuova moneta ci abbia privati di un'espressione tanto meravigliosa –, è un'occasione di ricerca. Ci si sporca le mani, su una bancarella o in una libreria del riacquisto, ci si deve impegnare in prima persona, perché è raro che ci siano elenchi alfabetici o cataloghi ad aiutare. Certo, oggi c'è internet dove l'ordine è un dato di fatto a prescindere, eppure anche nella digitalizzazione dove tutto è in apparenza ricondotto alla razionalità del codice binario c'è spazio per una sorta di entropia, basti vedere certi scaffali virtuali su eBay o su Mare Magnum, dove occorrono la stessa pazienza che in un Libraccio o in una di quelle bancarelle dal corpo d'edicola che si trovano vicino alle stazioni o, a Milano, in piazza Oberdan.

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Blocchi
Occupy Milano
Quando la donna si sveglia sono le dieci di mattina: è venerdì ma non deve recarsi a lavoro. La sua routine da un mese a questa parte, da quando le è scaduto l’ennesimo contratto a tempo determinato.
«Abbiamo ricevuto dei feedback eccellenti da parte dei suoi superiori» le aveva rivelato il responsabile delle risorse umane.
«E allora perché non mi tenete?»
A tempo indeterminato, magari.
«La congiuntura economica, purtroppo, sa…»
L’uomo in giacca e cravatta, i capelli precocemente ingrigiti, non si era neanche degnato di terminare la frase: si era meritata come giustificazione solo concetti stiracchiati mal incollati tra di loro.
Lui le aveva sorriso, lei non gli aveva stretto la mano. Poi aveva consultato il suo rappresentante sindacale, che aveva scosso la testa rassegnato.
«Le multinazionali fanno il bello e il cattivo tempo, sai…»
«La congiuntura economica, certo.»
Al contrario dell’universo intorno a lei, colleghi, amici, genitori, politici, la donna però non si è ancora rassegnata.
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Ritorno
Rogo di libri a Berlino, 1933

A Roma, quel pomeriggio, un uomo riuscì a salire sul colonnato di piazza San Pietro, sfuggendo alla stretta della sicurezza, e si fece riprendere dalla televisione nazionale mentre bruciava un libro. Tirava vento e l’accendino con cui il manifestante faticava per tener viva la fiamma molto ne risentiva. Le immagini in diretta trasmettevano un volto a disagio, le borse sotto gli occhi, i capelli radi e scarmigliati, gli zigomi protuberanti, il cronista non sapeva come interpretare i fatti: parlava di atto di sabotaggio, di sfida, di protesta. Stava bruciando una Bibbia, quell’uomo, così almeno ripeteva scandalizzato il cronista anche se la telecamera era troppo lontana perché lo spettatore potesse ricavare una conferma a una simile ipotesi. Il responsabile delle Guardie Vaticane, un altro tipo di pubblico, alle sue spalle,  era un cinquantenne serio, i baffi folti, un vestito blu a doppio petto: al sicuro dietro una balaustra in marmo osservava il ribelle con aria altrettanto stanca, la farfalla inchiodata nella teca; e ogni tanto la bocca si schiudeva senza che si riuscisse a intuirne il labiale.

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