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Sunday, 29 August 2010 08:35 |
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La quiete della montagna, la bellezza del verde, fuggire dalla città, scarpinare, scoprire luoghi: riti descritti meglio di così da altri scrittori, eppure sempre mai banali. |
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Appunti per il nuovo romanzo 1 |
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Sunday, 29 August 2010 07:58 |
Tornare bambino a trentasei anni. Un'impresa assurda, un'involuzione impensabile, un bell'esempio di pirlaggine, come direbbero quei milanesi vecchio stampo che a Milano ormai non esistono più. «Vieni a mangiare» lo chiama il padre, è mezzogiorno di domenica. «Il pranzo è in tavola.» Pietro alza la testa, il cuscino sprimacciato male, e lo fissa, senza dire nulla. «A che ora torni stasera?» gli domanda la madre, è mercoledì sera. Pietro alza la mano in cenno di saluto, un gesto sconsolato, quindi si chiude la porta di casa alle spalle. La settimana prima si è fatto perforare la carne. Un piercing. Non sa perché lo abbia fatto: incrocia passeggiando la vetrina di un tatuatore, dietro via Col di Lana, ed entra, senza pensarci su troppo. L'interno rosso e nero, a quadroni, come nei film americani di motociclisti, pupe e grandi dadi pelosi, lo fa subito sentire a suo agio, senza un vero perché. Si accomoda su una poltroncina da barbiere, puro vintage anni Cinquanta, e aspetta il suo turno. |
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Mano nera: intervista ad Al Custerlina |
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Tuesday, 10 August 2010 19:12 |
Mano nera di Al(berto) Custerlina è un tuffo nella melma di un universo parallelo, nel senso più fisico del termine visto che si parla di vicini di casa, la storia è ambientata a Sarajevo, e visto che è una parabola noir tangente e differente dai soliti percorsi criminali usati dagli autori di casa nostra. La violenza è l'ingrediente principe di una sceneggiatura pulp già pronta per una trasposizione: il che si traduce in dialoghi serrati, un helzapoppin' di personaggi e di colpi di scena, ambientazioni limpide.  Al secondo romanzo Custerlina si fa portatore di un ipotetico «Balkan hardboiled» che padroneggia con grande competenza. Dove la mano sinistra toglie - l'approfondimento di alcuni personaggi -, la destra aggiunge - le sparatorie, i culmini cinetici sono descritti con rabbia ed enfasi. Mano nera si legge in due ore massimo, non c'è troppa ironia a smorzare i toni, semmai una carica grottesca che li esaspera, e che male non fa a una storia così livida. Un mélange nostrano ed esotico al tempo stesso, un binomio accattivante, sicuramente agguerrito, che pur incastonato in una cornice classica di rapine e malavite è a suo modo estremamente originale. Ho chiesto ad Alberto di parlarci del suo romanzo.
Dopo Balkan Bang! è il turno di Mano nera, un secondo noir ambientato nell'ex Jugoslavia. Ce lo presenti?
Mano nera è una storia criminale ambientata a Sarajevo. Due ragazze in vista vengono rapite assieme all’Haggadah, un libro sefardita medioevale custodito nel Museo Nazionale e molto caro ai bosniaci. In questo modo, la Mano Nera, una nuova organizzazione criminale con un vecchio nome, cerca di fomentare un’altra guerra civile. Altri cercano d’impedirlo. Ne consegue una corsa contro il tempo che porterà le parti in gioco a confrontarsi e a regolare i conti come branchi di lupi famelici che si contendono una preda.
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Tuesday, 06 July 2010 08:08 |
 Recensione estiva su RockIt! Qui il link dell'articolo. MATTEO DI GIULIO"Quello che Brucia non Ritorna"222 pp. - 15 € - Agenzia X - 2010 Un romanzo crudo e feroce, che ti toglie il fiato come una gomitata altezza stomaco ad un concerto degli Youth Of Today. O dei Black Flag che però mai ho visto e mai vedrò. E veloce, velocissimo, come un pezzo dei Minor Threat o dei Gorilla Biscuits. Questi sono i nomi che caratterizzano il secondo romanzo di Matteo di Giulio, – già bassista dei Mururoa, fulminea (in tutti i sensi) meteora dell'hc milanese anni '90 e fondatore della I Think Records – che non eccelle per linguaggio o elaborazione, ma ti sputa tutto in faccia, i luoghi, la gente, il lato buono e quello cattivo di Milano e della sua scena di alcuni lustri fa, quando i concerti si facevano al Laboratorio Anarchico e i vercellesi Indigesti – una delle migliori band italiane di sempre - non erano un lontano ricordo. Tra realtà e sprazzi di finzione letteraria, "Quello che brucia non ritorna" hai il pregio di essere sincero nel suo esporsi all'erosione degli anni, e anche in un mare – quello dei libri sulla scena punk/hc nostrana che fu - dove i pesci sono sempre di più, rimane a galla senza fatica. Due ore di lettura sanguigna, dritti alla meta. // Stefano Fanti |
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Monday, 05 July 2010 10:30 |
Libraccio, Navigli, Milano
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